Il mio intervento all’Assemblea dei Soci della Banca di Credito Cooperativo Versilia Lunigiana Garfagnana

La riforma del credito cooperativo, pur non essendo stata una autoriforma, è stata certamente guidata, modificata, rispetto alla idea iniziale del governo Renzi di intervenire d’imperio, come fece per le banche popolari, cui fu imposto di diventare delle società per azioni.
Ecco, quindi, che ora, a giochi fatti,essendo intervenuta una nuova disciplina, le banche locali devono seguire il percorso delineato dalla nuova legge.
Le intenzioni erano, lo speriamo, quelle di renderci più forti. Spetta a noi ora verificare che quell’obiettivo sia stato raggiunto o sia raggiungibile. In caso contrario, non essendo quella legge scritta sulla pietra, il legislatore (e in questa sede parlo anche a questo titolo oltre che come socio da anni della ns amata banca) può porvi mano, modificandola e / o integrandola.
Il vantaggio di avere una banca locale sul territorio è evidente. Il credito viene erogato prevalentemente ai soci. E questi sono il tessuto produttivo del territorio: imprenditori, artigiani, commercianti, professionisti. E sono i soci che continuano a decidere attraverso il voto capitario. Una testa un voto. Era così anche per le banche popolari, prima della riforma. Per loro non è più così. Per noi è ancora così. È stata introdotta la possibilità di aumentare il numero dei soci e il valore delle quote detenibili. Ora siamo tenuti ad aderire a una capogruppo che ha la forma societaria della società per azioni. Questa adesione può essere vissuta come una gabbia, oppure come una opportunità. Si ha cioè la possibilità che la Capogruppo controlli, ma anche che garantisca le singole banche di credito cooperativo azioniste. Ma non dimentichiamo che le singole banche di credito cooperativo controllano la maggioranza del capitale della capogruppo. E la capogruppo deve avere una solidità patrimoniale importante, almeno 1 miliardo di euro. Quindi, si controlla e si è controllati al contempo. E tutto si può dire tranne che in questi anni più recenti qualche problema sui controlli non ci sia stato. Ci sono stati problemi con alcune banche di credito cooperativo. Alcuni li conosciamo perché hanno riguardato la ns regione, altri hanno coinvolto realtà del Paese che hanno portato al dissesto finanziario e alla liquidazione di quelle realtà bancarie. Insomma anche le piccole banche – oltre alle banche medie e medio grandi che conosciamo – non sono state immuni da problemi. La non adesione è possibile se si ha un patrimonio netto di almeno 200 milioni, ma bisogna versarne un quinto. Bisogna però trasferire alla spa l’attività bancaria, mantenendo le riserve bancarie in capo alla ns banca cooperativa. E si rimane in un ambito più modesto. Il contratto di coesione tra la banca di credito e la società capogruppo cui si aderisce, può garantire autonomia anche rispetto al criterio di meritevolezza. Allora bisogna capire se si vuole continuare a crescere da soli o se si vuole utilizzare la possibilità di entrare in un contesto più ampio, quello della Capogruppo, con un assetto societario più ampio, con la possibilità che entrino ulteriori capitali, ma con la garanzia che comunque le nostre vecchie bcc, la nostra più qualcun’altra, abbiano il 51% della Capogruppo. In un ambito dove anche le economie di scala hanno il loro peso, come in ogni settore dell’economia. Questo prevede la legge italiana. Ma ricordiamoci che anche le regole europee sono in continua evoluzione. Siamo nell’ambito dell’Unione bancaria. È necessario assicurare i requisiti prudenziali europei, che diventano sempre più severi. Sarà persino la BCE a vigilare sui soggetti aggregatori, Iccrea e Cassa centrale. La banca d’Italia continuerà a vigilare sul Gruppo delle banche raffesein della provincia di Bolzano.
In questo quadro di nuove regole interne ed europee bisogna essere in grado di generare reddito, continuare a sviluppare i nostri territori, continuare a servire i soci e le comunità di riferimento.

La nostra banca destina larga parte dei propri utili a riserva indivisibile. Ed è inoltre la funzione di mutualità che caratterizza la nostra piccola banca rispetto alla grande banca, cioè l’amore per il territorio e per quello che vi succede. E proprio la prossimità con la propria gente una grande banca esterna al territorio non potrà mai esprimerla. In questi anni la nostra banca ha saputo dimostrare un requisito fondamentale per chi raccoglie i risparmi della gente, la prudenza. Prudenza negli affidi e negli investimenti. Ne siamo usciti con requisiti patrimoniali assai più alti di quelli vantati dai grandi istituti. Abbiamo attraversato la crisi cercando di non abbandonare nessuno dei nostri creditori. È servito alla economia dei nostri territori. E pur accompagnando i creditori all’uscita dalla crisi economica, che era anche una crisi di fiducia della gente, siamo arrivati con un’ammontare di crediti deteriorati, rispetto agli impieghi, che è sotto controllo e non allarma eccessivamente. Ecco perché ora ci possiamo permettere di guardare ai prossimi anni con maggiore positività. Quindi il modello del credito cooperativo funziona e forse può funzionare ancora meglio nel contesto della nuova regolazione. Certo la eventuale scelta della Capogruppo è assolutamente strategica e va fatta con oculatezza. Sta a questa assemblea esprimersi nell’interesse dei soci e della nostra comunità di riferimento.

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