di Mario Abruzzese, Presidente Commissione Speciale Riforme Istituzionali

Il ruolo del territorio. Il punto di partenza per un programma di rigenerazione o ricostruzione dell’economia italiana dopo la crisi è il territorio. E’ anche da questo, e non solo dai mercati internazionali, che provengono gli stimoli a uno sviluppo economico sostenibile. Infatti, il successo di progetti innovativi dipende dalle capacità imprenditoriali, dalle competenze e dalle risorse umane e produttive che sono radicate nel territorio, ma al tempo stesso è in esso, e soprattutto nelle grandi aree metropolitane, che si esprimono i bisogni di un’ambiente e di una qualità della vita migliori ed emergono opportunità di investimento in nuovi beni e servizi. Dato che gli strumenti della politica monetaria e fiscale sono stati trasferiti o condizionati dai vincoli stabiliti a livello comunitario, in base al principio di sussidiarietà verticale spetta invece agli stati nazionali e alle regioni programmare, anche se nel quadro di opportuni indirizzi strategici comunitari, le politiche industriali e regionali, che sono fondamentali per stimolare l’innovazione, gli investimenti e nuove produzioni. La politica industriale declinata a livello territoriale si rivela indispensabile per definire un programma, nazionale e europeo, di interventi coraggio si e lungimiranti al fine di promuovere l’innovazione nell’industria, nei servizi e nelle amministrazioni pubbliche e quindi di aumentare gli investimenti privati e pubblici in nuove produzioni e ridurre gli attuali elevatissimi livelli di disoccupazione in Italia e in Europa. 

Investimenti strutturali. Le politiche macroeconomiche, monetarie e fiscali, si stanno dimostrando insufficienti a stimolare la crescita. E le riforme strutturali, pur necessarie, hanno effetti non immediati. L’austerità sta frenando il rilancio. Per uscire dalla crisi, occorre adottare un nuovo paradigma e un nuovo modello di governance economica e finanziaria. Accanto al mantenimento di una politica monetaria espansiva della Bce, per migliorare le condizioni del mercato del credito, e a manovre di politica fiscale, per incentivare l’attività delle imprese e promuovere i consumi, oltre ad auspicabili misure a livello europeo di rilancio dell’economia, riducendo il peso dei vincoli finanziari, occorre porre al centro della politica economica nazionale un massiccio programma di investimenti strutturali.

Politica regionale e investimenti. Una politica regionale che promuova programmi di investimenti infrastrutturali costituisce uno stimolo alla rivitalizzazione di sistemi produttivi locali stagnanti e allo sviluppo delle pmi locali. Con un effetto di trascinamento complessivo dell’economia nazionale e, quindi, con un più ampio impulso alla crescita e all’aumento dell’occupazione. Viste le difficoltà in cui si trova la finanza pubblica, appare determinante la mobilitazione dei capitali privati. Senza prendere atto di questa problematica e delle soluzioni per risolverla, è difficile pensare con realismo che i programmi di investimento possano essere efficacemente finanziati e che le imprese possano migliorare la propria gestione finanziaria e rilanciare la crescita. Si tratta di investimenti da realizzare con il concorso di capitali privati e pubblici, con certati soprattutto a livello territoriale, diretti a stimolare, sfruttando le capacità di “fare sistema” a livello locale, nuove produzioni e con queste nuova occupazione. Sulla base di un tale programma di investimenti infrastrutturali può essere rigenerata l’economia di territori in grado di sviluppare attività produttive di alto livello e un’occupazione qualificata. Questi cambiamenti impongono una nuova filosofia gestionale, nuovi orientamenti strategici e organizzativi, ma soprattutto modificazioni strutturali. La questione da affrontare è oltre che industriale anche finanziaria.

Oltre la crisi partenariato pubblico e privato. Gli investimenti nel settore infrastrutturale richiedono la mobilitazione di ingenti risorse finanziarie, anche quando sono investimenti correlati a fabbisogni di livello locale e non nazionale. Tecnicamente con l’espressione partenariato pubblico privato si fa riferimento alle forme di cooperazione tra i poteri pubblici e i privati che hanno lo scopo di finanziare, costruire e gestire infrastrutture o fornire servizi di interesse pubblico. Non si fanno opere senza sufficiente remuneratività degli investimenti, senza tempi e costi certi, senza allocazione ottimale dei rischi fra i vari soggetti, senza l’accettazione anche da parte dell’operatore pubblico delle regole che valgono per tutti. Specie per i progetti complessi e innovativi, la cooperazione con i privati consente all’amministrazione di accrescere le risorse a disposizione e acquisire soluzioni innovative. Nel nostro ordinamento, a differenza di quanto accade in altri stati della unione europea, non esiste una normativa specifica per il partenariato pubblico privato. Esistono però singoli istituti che possono portare a forme di collaborazione dello stesso genere. Si tratta delle concessioni di opere e di servizi pubblici, del project financing e del leasing finanziario. E’ diffusa anche la prassi degli affidamenti a società miste.

Tutta la relazione è presente su www.laforzadellitalia.it

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