“La dichiarazione di Bonafede ha suscitato una reazione sdegnata, quanto comprensibile, dell’avvocatura associata e in particolare dell’Unione delle Camere Penali Italiane”.

“Premesso che – si legge nell’atto – gli organi di informazione hanno dato ampio risalto a dichiarazioni rese dal Ministro della Giustizia onorevole Alfonso Bonafede, che – a margine della preannunciata riforma della causa estintiva della prescrizione – avrebbe dichiarato quanto segue: «[…] Deve essere chiaro che siamo di fronte a una riforma epocale della giustizia penale che cambia totalmente ottica: è finita l’era dei furbi e dei loro azzeccagarbugli che mirano solo a farla franca»; al di là dei concetti espressi, con approssimazione poco consona al ruolo che il Capo del Governo ha voluto attribuire all’interessato, l’accostamento della categoria degli avvocati penalisti alla manzoniana figura dell’ “azzeccagarbugli” è condotta che non può essere accantonata nel novero, assai nutrito, delle gaffe del Ministro della Giustizia; la dichiarazione in questione ha suscitato una reazione sdegnata, quanto comprensibile, dell’avvocatura associata e in particolare dell’Unione delle Camere Penali Italiane, così richiamando ancora una volta – l’ennesima – l’attenzione dei mass media sull’inadeguatezza dell’On. Alfonso Bonafede a ricoprire l’alta funzione di Ministro della Giustizia; all’atto dell’accettazione dell’incarico conferitogli dal Capo dello Stato, il Presidente del Consiglio ha rivendicato il ruolo di garanzia di «avvocato degli italiani» e, pertanto, non avrà difficoltà ad assumere le vesti dell’«avvocato degli avvocati», considerata l’insopprimibile funzione democratica che l’articolo 24 della Costituzione assegna a tale categoria professionale, vilipesa e derisa dall’infelice – per usare un eufemismo -dichiarazione di un Suo Ministro; secondo l’articolo 95, comma 1, della Costituzione, è il Presidente del Consiglio dei Ministri a dirigere la politica generale del Governo, assumendone la responsabilità e promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri; al di là del discredito gettato, inconcepibilmente, sulla categoria degli avvocati penalisti italiani, la dichiarazione dell’onorevole Bonafede è altresì idonea a pregiudicare l’immagine del nostro Paese a livello internazionale, situazione che non ha eguali nella storia repubblicana dei rapporti tra politica e avvocatura, si chiede di sapere: se il Presidente del Consiglio, nell’ambito della funzione di garanzia dell’indirizzo politico, non ritenga che dichiarazioni rese da un Ministro, come quella menzionata, non siano da ritenersi contraddittorie con i compiti previsti dalla Costituzione; se il Ministro della giustizia ritenga il comportamento assunto coerente con i doveri previsti dall’ordinamento; se non ritenga di dover correggere la propria condotta e, in caso negativo, se non ritenga di dover rassegnare le dimissioni”.

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