di Raffaele Nevi, consigliere regione Umbria e responsabile per la sicurezza alimentare e la difesa del cibo italiano di Forza Italia

Con un fatturato di 132 miliardi di euro nel 2015 (ed una previsione di fatturato di 134 miliardi per il 2017) e 54.400 imprese (di cui 6.850 con più di 9 addetti), l’industria alimentare italiana si è confermata il secondo comparto del manifatturiero nazionale, dopo la meccanica, collocandosi al terzo posto in Europa, a ridosso dell’industria alimentare tedesca e francese.

Con 38 miliardi di euro di esportazioni nel settore agroalimentare, l’Italia si colloca al quarto posto dietro Germania (65 miliardi), Francia (60) e Spagna (40 miliardi). Il trend del primo trimestre del 2017 (confermato anche per il secondo trimestre per una crescita del +10,9% rispetto allo stesso periodo del 2016), con un volume di esportazioni attestatosi intorno ai 7,7 miliardi di euro, lascia pensare che il volume complessivo possa, nel giro dei prossimi 3 – 5 anni raggiungere i 50 miliardi di esportazioni all’anno, puntando sulla qualità, sui trend salutisti nei paesi avanzati e servendosi delle piattaforme e-commerce.

Le prinicipali sfide del settore. Agropirateria internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per prodotti che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. Dimensioni di fatturato, organizzazione e management delle imprese alimentari italiane: un’impresa alimentare italiana mediamente fattura 2,3 milioni contro i 6,5 di una omologa tedesca. Le dimensioni di per sè non sono un limite, lo sono invece l’organizzazione e i livelli di managerializzazione, spesso inadeguati.

Le nostre proposte per la tutela e la valorizzazione dei prodotti italiani. Rafforzare, attraverso accordi bilateriali (Europa – Paesi terzi), la protezione dei marchi italiani per contrastare e limitare l’italian sounding. Il Ceta (Trattato di libero scambio tra Canada ed Unione Europea), l’accordo UE – CINA per il riconoscimento di duecento indicazioni geografiche tipiche (100 per parte), l’accordo UE – Giappone (con il quale verranno riconosciute 40 indicazioni geografiche all’Italia) rappresentano il punto di partenza di un approccio europeo per la difesa e la commercializzazione in un mondo globale, sempre più connesso e veloce, delle nostre eccellenze.

Favorire un contesto normativo di regole certe a livello europeo per le imprese, affinché la legislazione nazionale non produca fughe in avanti non conformi al quadro europeo e quindi penalizzanti per il settore italiano o sfavorevoli per per chi volesse investire in Italia.

Anche l’alimentazione è diventato il regno delle fake news e per questo motivo, serve sviluppare una cultura dell’alimentazione di qualità al fine di evitare che il consumatore insegua le mode e i comportamenti insensati, invece che i dati scientifici.

A livello europeo vanno ripensate le finalità degli aiuti diretti per concentrare l’attenzione sulle imprese che producono per il mercato, che creano occupazione, che sono in grado di apririsi all’innovazione tecnica per accrescere la competitività.

Favorire sempre più un’agricoltura attiva, competitiva, che guarda lontano e produce reddito, alla quale si offrono più opportunità che vincoli.

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