L’intervento integrale di Massimo Mallegni in rappresentanza della Presidenza del Senato alla commemorazione dell’eccidio di S. Anna di Stazzema.

Innanzitutto sono onorato portare in questo Luogo il saluto del presidente del Senato della Repubblica la quale mi ha onorato di poterla rappresentare in questa giornata. Per coloro che come me sono nati e vissuti in Versilia il 12 agosto rappresenta un insieme di tristezza e sdegno per un evento inutile ai fini bellici che però ha tolto la vita a 560 persone, tra donne, bambini e anziani.

La strage di S.Anna e le altre stragi di guerra contro i civili devono essere ricordate perché i conflitti portano con se, purtroppo, anche ritorsioni contro la popolazione civile.

È del 1995 la strage di Srebrenica contro inermi civili. Cioè 50 anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale la storia non aveva insegnato niente.

Momenti come quello di oggi sono importanti per ricordare chi non c’è più ma anche per accendere un faro su decine di conflitti che anche in questo momento stanno dilaniando il mondo e non così lontano da noi. Nel vecchio continente sono 9 gli Stati in cui vi sono teatri di eventi bellici in Africa 29, in Asia 16, in medio oriente 7, e anche nelle Americhe sono 6. Insomma in un mondo in cui dovrebbe regnare la pace dopo le esperienze tragiche dei conflitti bellici mondiali ancora si combatte. L’Isis, che oltre ai territori di guerra, dove ha pure ucciso anche popolazioni civili inermi, ha spostato gli attacchi alle popolazioni civili in luoghi in cui la guerra non c’era. E sopratutto dopo 70 anni da Hiroshima e Nagasaki c’è ancora chi vuole regolare i propri rapporti di forza con il mondo producendo armi nucleari (Corea del nord, Iran). Chi come noi ha una responsabilità politica e istituzionale ha il dovere di agire per tentare di evitare che tutto ciò proliferi. In questi anni, forse non siamo stati così bravi a trasmettere alle nuove generazioni questi valori e queste preoccupazioni. Anche oggi avrei voluto vedere tanti ragazzi e ragazze ai quali esprimere la nostra preoccupazione e allo stesso tempo dare loro fiducia per ciò che potranno fare quando saranno classe dirigente. Ai nostri giovani serve tuttavia una spinta pulita e propulsiva che oggi a mio avviso manca. Si punta molto sull’immediatezza, si pensa che le soluzioni siano semplici e a portata di mano. No assolutamente no. Tutto ciò che è facile e immediato di solito non dura e porta a gravi conseguenze. Dobbiamo tornare a progettare il nostro futuro con piani di lavoro ad ampio spettro. Pensare alle soluzioni chiusi nel perimetro nazionale significa distruggere il futuro e spegnare piano piano la fiamma dello sviluppo. L’Europa, ed oggi diamo il benvenuto al On. Sassoli, nella sua qualità di Vice Presidente del Parlamento Europeo, non è ancora uno Stato, non considera i suoi figli tutti allo stesso modo, rappresenta ancora un mero insieme di stati che non credono in una soluzione unitaria ma piuttosto vogliono imporre ciascuno la propria sovranità su gli altri.

Se questa nostra Europa non si rende conto di dover profondamente cambiare ed essere un Europa dei popoli e non degli Stati avremmo fallito il progetto di Robert Shuman, di Paul Henri Spaak, di Altiero Spinelli, di Alcide De Gasperi e molti altri che hanno contribuito alla fine degli individualismi come disse Winston Churchill nel sue celebre discorso a Zurigo il 19 settembre 1946 nel quale proponeva la costituzione della “famiglia dei popoli europei” auspicando la costituzione degli Stati Uniti d’Europa. Pensate: i britannici oggi sono fuori dall’Europa. È questo un segnale sufficiente per portarci a riflettere sugli errori commessi? C’è una frase che mi ha colpito in un bel libro di Paulo Coelho che dice. “Una cosa è pensare di essere sulla strada giusta, ma tutt’altra è credere che la tua strada sia l’unica”. La sfida che abbiamo di fronte è sicuramente difficile.

Tentare di spiegare che cosa sta accadendo è complicatissimo, i nostri concittadini sono stremati, oltre 5 milioni di poveri assoluti, 9,4 milioni di persone vicini alla soglia della povertà. I Messaggi di coesione europea, di altruismo migratorio e di sussidiarietà non passano! La gente è arrivata a chiedere Pane, Casa e Lavoro. Esattamente come accadeva nell’immediato dopoguerra. La differenza però era che in quel caso aver riconquistato la libertà spingeva e spronava tutti a rimettersi in gioco.

Ognuno voleva provare a riscattare se stesso e la propria famiglia e in molti ci riuscirono. Oggi le cose sono diverse, il benessere o l’apparenza del benessere goduto in questi ultimi trent’anni ha reso le nuove generazioni non portate al “sacrificio”, l’immediatezza ottenuta con la tecnologia, la mancanza di fatica nell’ottenere le cose ci ha resi indolenti e affamati del tutto e subito. Senza “sacrificio, fatica, privazioni e impegno” tutto ciò che si ottiene è l’effimero e le soluzioni “cotte e mangiate” non garantiscono un futuro a nessuno!

Cari amici, le sfide che abbiamo di fronte richiedono impegno e nervi saldi, ai nostri concittadini abbiamo il dovere di spiegare che chiudere le frontiere, aumentare i dazi sulle importazioni, avere una moneta diversa per ogni stato, regalare denaro per starsene a casa, azzerare l’industria nazionale, bloccare il mondo del lavoro, annullare opere per aumentare le vie di comunicazione, significa aprire la strada a nazionalismi pericolosi che portano inevitabilmente ad altre S. Anna di Stazzema, forse non così immediate ma nel tempo più vistose.

Diceva Henry Ford: “Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo”.

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