di Franco Landella, Sindaco di Foggia

Parlare di sicurezza significa, oggi più mai, affrontare un tema centrale e decisivo per la vita degli Enti Locali, per le politiche che le Amministrazioni comunali mettono in campo ed anche per il peso che, nostro malgrado, noi sindaci siamo costretti a portare sulle nostre spalle ogni giorno, nonostante l’assenza di poteri e competenze specifiche in materia. I sindaci sono costretti a vivere una costante e quotidiana situazione di emergenza, frutto di una molteplicità di fattori: dall’emergenza immigrazione alla scarsa attenzione del Governo sul fronte della sicurezza, dal potenziamento degli organici delle Forze dell’Ordine ad una legislazione che occorre rendere più aspra soprattutto per quel riguarda i cosiddetti “reati predatori”. La gestione dei flussi migratori, ai quali sono legati spessissimo problemi di ordine pubblico, sino ad oggi si è rivelata fallimentare. Dobbiamo dircelo con franchezza e senza alcun infingimento, perché si avverte con forza l’urgenza di chiamare le cose con il proprio nome. L’ondata migratoria che ha investito il nostro Paese pone i Comuni in prima linea sul fronte dell’accoglienza e della gestione concreta dei migranti, senza che però ci siano né gli strumenti né le risorse per farlo in modo adeguato, con la conseguenza di una integrazione sempre più difficile nelle nostre città, con l’aumento di episodi di criminalità ad opera di migranti, con la nascita di vere e proprie baraccopoli in cui legalità e igiene sono pressoché sconosciute. Nel CARA e nei dintorni di Borgo Mezzanone – per restare sul mio territorio – c’è una situazione letteralmente “esplosiva”. Non solo ce lo raccontano i reportage giornalistici nazionali ma anche le recenti inchieste partite dal Ministero dell’Interno: in quella struttura sono presenti oltre 1500 persone richiedenti asilo, alle quali si aggiungono altre 1000 che hanno creato un vero e proprio “ghetto” sulla pista dell’aeroporto dismesso ed un’altra piccola baraccopoli poco distante. Molti di loro si riversano in città, con tutte le difficoltà che è facile immaginare, comprese le frequenti aggressioni ai conducenti del servizio di trasporto specifico che abbiamo attivato pur non trattandosi di un’area che ricade nel nostro Comune. Tutti elementi di che creano disagio anche tra i cittadini foggiani, soprattutto nel quartiere a ridosso della stazione ferroviaria, dove neppure l’imponente potenziamento del sistema di videosorveglianza e l’istituzione di un servizio di pattugliamento da parte del Corpo di Polizia Municipale da noi disposti hanno alleviato la crescente percezione di insicurezza. Nelle ultime settimane, grazie ad un lavoro congiunto in accordo con Prefetto e Questore, siamo riusciti a mettere in campo una serie di operazioni interforze che hanno aumentato ed intensificato i controlli nelle aree maggiormente esposte alla presenza di migranti, portando, tra l’altro, a identificazioni ed espulsioni stranieri presenti irregolarmente sul territorio nazionale.

Questo modo di promuovere “accoglienza” può essere superato attraverso la semplificazione delle procedure di esame delle domande di asilo e l’accelerazione dei tempi, e con l’approvazione da parte della Camera del disegno di legge, fermo da un anno, sui minori stranieri non accompagnati, che pesano in modo insostenibile sui bilanci comunali. Per il Comune di Foggia, ad esempio, la spesa per i minori stranieri non accompagnati che devono essere ospitati nelle strutture di accoglienza gestite dall’Amministrazione comunale è di quasi mezzo milione di euro.

Da questo punto di vista va detto che il “cambio di passo” impresso dal ministro Minniti sulla questione non ha prodotto i risultati sperati. Anche questo dobbiamo avere il coraggio di dirlo senza equivoci, spezzando la retorica di complimenti e di sudditanza – anche sotto il profilo culturale – nei confronti del titolare del Viminale. Il “giro di vite” nei confronti delle ONG, la “stretta” sugli sbarchi (che comunque paiono essere ripresi con grande intensità) e gli accordi con la Libia non hanno determinato una inversione di rotta. Soprattutto le città del Mezzogiorno continuano ad essere la “porta” per l’ingresso in Italia del migranti, con un impatto che, naturalmente, i sindaci non sono in grado né di gestire né di controllare. Più volte mi sono fatto portatore in sede ANCI dell’urgente necessità di affrontare questo tema attraverso una interlocuzione serrata – e se necessario anche aspra – con il Governo. Perché non è possibile, come dicevo prima, scaricare sulle comunità locali un’emergenza che merita una strategia ed una gestione che deve necessariamente essere di ordine nazionale.

In questo senso considero di particolare gravità la direttiva con la quale, qualche mese fa, il ministro Minniti ha chiarito che nessuno sgombero può essere attuato in assenza di una soluzione abitativa alternativa per gli occupanti abusivi, rischia di creare sui territori una pericolosa paralisi. Il Viminale, così, non solo spunta le armi ai primi cittadini impegnati su questo fronte, ma assicura quasi una garanzia di permanenza per chi occupa immobili in aperta violazione della legge.

L’Amministrazione comunale di Foggia è tra quelle in procedura di ‘predissesto finanziario’ – provocato dalla disamministrazione del centrosinistra che ci ha preceduto al governo della città – ed è soggetta ai rigidissimi vincoli imposti dal ‘Decreto Salva Enti’ e alle puntuali prescrizioni contenute nel Piano di riequilibrio pluriennale validato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tra le quali una delle più rilevanti riguarda la dismissione dei fitti passivi ed il taglio delle utenze pagate dal Comune. Proprio in questa direzione ci siamo mossi sino ad oggi, ottenendo risultati considerevoli che mai prima d’ora erano stati raggiunti. Abbiamo realizzato sgomberi e alleggerito le casse comunali dal pagamento dei relativi canoni locativi e delle connesse utenze, sempre avendo una particolare attenzione per le categorie più fragili. Un percorso non semplice, carico di tensioni sociali, impopolare ma virtuoso, che adesso il Ministro dell’Interno ci dice, nei fatti, di interrompere. Peraltro dopo che il Piano di sgomberi elaborato dal Comune è già stato sottoposto all’attenzione della Prefettura, in una logica di condivisione e collaborazione per gli interventi programmati e da programmare.

Marco Minniti, in definitiva, mette il Comune di Foggia nella paradossale situazione di non poter rispettare gli impegni assunti con la Corte dei Conti per il risanamento della situazione finanziaria dell’Ente. E non per negligenza degli amministratori, ma per imposizione del Viminale. Non potendo effettuare gli sgomberi, quindi, i proprietari degli immobili saranno messi nella condizione di poter rivendicare il pagamento dell’indennità di occupazione da parte del Comune. Da questo punto di vista, annuncio che in questa circostanza chiameremo direttamente il Ministero dell’Interno a rispondere economicamente di spese che sarebbero frutto esclusivamente delle decisioni ministeriali. Un’azione rispetto alla quale, sono certo, avrò gli amministratori di Forza Italia al mio fianco.

E sempre sul fronte della sicurezza occorre che il Governo ed il Ministero dell’Interno recuperino una migliore attenzione nei confronti delle comunità locali e dei territori. Lo dico senza volontà di polemica, ma nella convinzione che non sia più possibile che sui sindaci si scarichi anche il dramma dell’emergenza sicurezza, soprattutto su quelli che nel Mezzogiorno d’Italia si trovano ad amministrare in contesti difficili. Foggia, in quest’ottica, vive una situazione di grande allarme, per la quale ho più volte chiesto al Ministro Alfano un potenziamento degli organici delle Forze dell’Ordine, facendo mie le istanze sollevate anche dai sindacati di Polizia. Eppure da allora nulla si è mosso.

Il nostro compito, dunque, è richiamare con forza il Governo ad un’attenzione che sino ad oggi è stata insufficiente. E questo è tanto più vero nel Mezzogiorno, dove la percezione di insicurezza dei nostri cittadini è drammatica. A Foggia abbiamo fatto tanto, limitatamente ai poteri che sono assegnati ai Comuni: ci siamo per la prima volta costituiti parte civile in processi penali per usura, abbiamo ampliato e potenziato il servizio di videosorveglianza, abbiamo aumentato la qualità dell’attività della Polizia Municipale. Tutte azioni che però rischiano di essere vane, come dicevo prima, senza una presa di coscienza seria da parte del Governo nazionale. Il Decreto Sicurezza recentemente approvato, voglio dirlo con chiarezza, non è la risposta che serve. Rischia al contrario di essere un pannicello caldo, un elemento di propaganda politica e poco altro, perché si affidano ai sindaci poteri che i Comuni non sono in grado di esercitare, non essendo messi nelle condizioni di poterlo fare, soprattutto sul piano finanziario. Il “Daspo Urbano”, che pure il Comune il Foggia è stato tra i primi Comuni italiani ad applicare, dal punto di vista reale è più uno slogan che uno strumento efficace. Serve, in definitiva, un piano sicurezza vero, che tuteli i cittadini e le imprese che intendono investire, che regolamenti in modo più rigoroso la grande questione dei migranti, muovendosi in una logica per davvero di sistema.

Noi abbiamo dunque il dovere di sostenere e promuovere, soprattutto alla vigilia di una campagna elettorale decisiva ed importante, le 21 proposte già formulate dal Coordinamento degli Enti Locali del nostro partito. Un piano articolato che tocca tutti gli aspetti di fragilità del nostro sistema di tutela del territorio e delle persone, che da un decennio a questa parte stanno drammaticamente condizionando la vita degli iItaliani. Proposte realizzabili per arginare il degrado urbano, che mina il diritto alla sicurezza e impedisce ai cittadini e in particolare alle categorie più fragili di fruire pienamente degli spazi pubblici, e per recuperare il controllo del territorio nazionale. La percezione del rischio criminalità è in costante crescita. Se nel 2014 erano il 30% le famiglie italiane a indicare il rischio di criminalità come un problema presente nella zona di residenza, nel 2016 sono diventate il 38,9%.

Contattami
WhatsApp
Messenger
Messenger
Whatsapp

Aggiungi il numero ai Contatti sul tuo telefono e inviaci un messaggio tramite app.

Scrivici su:

+393490986892

Pin It on Pinterest

Share This

Condividi

Aiutaci a far crescere MassimoMallegni.it

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi